Gianni Carteri

La vita nell’argilla

Gianni Carteri

Il Nostro Tempo – arte – domenica 16 maggio 1999- n. 19 Pagine di libri, scudi, stalattiti, in cui si cerca di dar forma all’invisibile

Tutte le arti trovano la loro giustifi cazione in un comune rifi uto del reale. La tragedia greca è nata dal bisogno di sfuggire ad una vita troppo dolorosa. Non cercando di rendere la vita più gradevole, scriveva nel 1932 Albert Camus, i greci l’hanno annichilita con la tragedia, col sogno. Quasi per sfuggire alla malinconia dell’attesa la scultrice Armanda Verdirame, è nata a Novara ma vive a Milano, si accorge che è tempo di creare mondi nuovi per vivere intimamente la sua vera vita lontana dall’insolenza quotidiana della modernità. La dimensione prima delle sue opere più recenti è quella cosmogonia- cosmologica, che equivale a dire e porsi in sintonia vera con le dimensioni antiche della scultura. Proprio in un mondo sempre più marchiato dall’elettronica sottostare e riscoprire la manualità per afferrare l’invisibile e l’intoccabile signifi ca che Armanda Verdirame ha sete di umanità vera, dell’uomo primordiale creato dall’argilla, quasi una voglia, si direbbe, di ritrovare il suo silenzio di bambina per scoprire il bel segreto delle origini del mondo, un mondo troppo bello per lasciarlo deturpare. Un mondo che la modernità ha fi nito per guardare male, amare male. Vivere in comunione ed in corrispondenza con la natura, come fa la Verdirame, signifi ca scoprire una nuova voce dell’uomo. Il linguaggio dei semi è mutuato dalla fi losofi a orientale e rafforza la sua poetica. Ha ragione Luciano Caramel, che ha voluto una scultura dell’artista nel Museo di arte e spiritualità di Brescia, quando scrive: “il dar forma all’invisibile, all’intangibile, a quanto per la sua qualità sfugge a defi nizione oggettiva, resta una scommessa attuale e carica di valenze magiche, alchemiche, mitiche, sacrali, apotropaiche…”.

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Sopravvivenza oltre il disastro

Gianni Carteri

Il Nostro Tempo – arte – 25 febbraio 2001 – n.8 La sinfonia della vita, un’armonia da cercare

Per assegnare il carattere, la dimensione prima alle sculture di Armanda Verdirame bisogna capire preventivamente la massa di sentimenti e l’atteggiamento verso la vita che circola nel suo itinerario artistico. C’è nel suo pensiero una posizione di “resistenza”, da non intendere nell’enorme sperpero che di tale termine si è fatto negli ultimi cinquant’anni in Italia, ma come resistere ai disvalori imperanti della dilagante modernità, le cui conquiste sembra ormai siano giunte a saturazione tale da scatenare tutta una serie di confl itti alternati ad esaltazioni improvvise, a conseguente degradazione di messaggi che non faticano ad attecchire allegramente nelle vacue menti di una varia umanità assordata e assordante. La ricerca di un nuovo linguaggio non ha nulla da spartire nella Verdirame con elettronica e multimedialità imperanti. Piuttosto poggia su “coordinate fabrili”, per dirla con le parole di Luciano Caramel, che accredita da par suo l’artista di origini siciliane ed evidenzia come essa “lavora appunto in questa ambiziosa direzione, utilizzando soprattutto l’argilla che plasma e quindi cuoce con riti e ritmi che sono quelli di sempre”. C’è una sorta di suggello mitico che anima di brividi simbolici le sculture della Verdirame tutte tese a “cantare” in molteplici fi oriture mitologiche, in corrispondenze tra cielo e terra che acquistano in un’unicità assoluta e quasi, per dirla con Pavese, “una sacrale eternità”. Vita, morte, aurora, notte sono rimandi mitologici che si concretano nelle sue mirabili colonne e scudi, e riempiono il vuoto che separa l’umano dal divino, in una ricerca di congiunzione che ha tutto il sapore del mito greco e mediterraneo a un tempo, come le origini dell’artista. È questa Armanda Verdirame, originale frutto di P Armanda Verdirame – e-mail: armandaverdirame@libero.it – tel. fax 02 33 00 73 42 tel. mobile 338 83 79 596 – viale Certosa, 94 – Milano studio presso FORNACE CURTI – via Walter Tobagi, 8 – Milano “innumerevoli contrasti di innesti”, per dirla con Ungaretti, e che si concretizzano con grande effi – cacia nella mostra “semi-ritmica 2000: l’orchestra come metafora della vita”, aperta fi no al 3 marzo alla galleria “Scoglio di Quarto”, a Milano. “La chiave di lettura di questa mostra”, spiega l’artista, “è rappresentare la metafora dell’orchestra. Così come ogni componente di un’orchestra tende all’assoluto equilibrio dell’armonia fi nale dei suoni, così nella società: ognuno di noi deve avere un suo specifi co ruolo relazionandosi agli altri. È il famoso micro-macrocosmo che deve rappresentare un unicum assoluto”. La musica e il linguaggio dei segni musicali quindi, visti come valore universale e che rimandano visivamente all’universalità del linguaggio che Armanda Verdirame utilizza per le sue sculture, cioè quello dei semi. La mostra è concepita come installazione è formata da ventiquattro leggii in ferro con ventiquattro spartiti da intercambiare. Si crea così un forte impatto, una presenza dinamica per un mirato messaggio di rinnovamento: quasi a voler dire, cambia la musica? Messaggio forte di una donna che resiste con le sue sculture, e che, a ben guardarle, diventano voce pura di poesia. Il lavoro di Armanda rimane un continuum con la simbologia percorsa dagli antichi Sumeri, con le piccole tavolette d’argilla, dove comparivano discorsi sull’orzo e sul grano ed il loro raccolto. Una lettura archetipica che racchiude, come ha detto bene Marco Tagliafi erro, curatore del catalogo della mostra, “nella sua simbologia la storia dell’uomo, il suo bagaglio genetico”. Certamente la scultura di Armanda va letta come una sorta di messaggio di sopravvivenza, oltre il disastro.

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